La tavola di legno è stato il supporto principale per le opere pittoriche dall’antichità fino al Rinascimento. Divennero estremamente popolari in Europa, già nell’alto Medioevo, le iconografie sacre, col tipico utilizzo del fondo oro, standard artistico molto fiorente nei due secoli successivi. La qualità del legno dipendeva dal committente e dalla sua disponibilità economica, doveva essere ben stagionato in modo da evitare deformazioni o fessurazioni dopo aver posato i colori. Il legno di pioppo era certamente il più utilizzato ma ve ne erano diversi tra cui il cedro..

Le tavole venivano costruite con assi incollate tra loro utilizzando colle di derivazione animale o caseinato di calcio. Sul retro si fissavano delle assi trasversali più dure, come rinforzo o si inserivano anche dei perni livellati per renderla più stabile, poi veniva coperta con una tela di lino (solo nelle giunte o totalmente) e si adagiava sopra il gesso mischiato con la colla che, un volta asciugato occorreva levigarlo con appositi raschietti. Da qui si poteva dipingere !
Anche per legare i pigmenti non era una passeggiata, (i colori venivano costruiti al momento dal pittore con polveri o tintura ricavata da materiali organici), durante la pittura veniva utilizzato molto spesso il rossume dell’uovo, ma con il passare del tempo c’era il rischio che i colori potessero alterarsi (il blu in verde o ingiallire), qualcuno utilizzava dei derivati dalla pecora proprio per questo.
Nel XV sec. con lo sviluppo del commercio, i nuovi ceti borghesi e mercantili richiedevano sempre più ritratti e maggior realismo; ci si accorge che le tavole recano alcuni svantaggi quando devono essere trasportate, soprattutto per le opere di grandi dimensioni, il problema era certamente il peso, e l’ingombro.
Inizia proprio in questo periodo a diffondersi l’uso di dipingere sulla tela. Venezia è la prima a introdurre il suo utilizzo, che in modo rapido si diffuse in tutta Europa grazie ai suoi notevoli vantaggi economici, di trasporto ma anche di resa.
Quindi nelle chiese, nei castelli o palazzi che visitate oltre agli affreschi, troverete per la maggiore dipinti su legno. Le opere più antiche fino al basso medioevo (1492) erano dipinte su tavole, da qui cambiano gli schemi classici e inizia un nuovo mondo il Rinascimento che porta ventate d’aria nuova, vengono studiate e messe a punto nuove tecniche e nuovi modi di produrre l’arte. E’ proprio negli ultimi decenni del ‘400 che occasionalmente qualcuno inizia ad utilizzare la tela, anche Leonardo da Vinci. Moltissime sue opere sono state create su legno, probabilmente le pensate su una classica e più conosciuta tela. Voglio ricordarne alcune importanti e famose: la “Dama con l’ermellino” – 1490, olio su tavola, (Cracovia) la “Vergine delle Rocce” – 1486 olio su tavola noce (Louvre) “L’Annunciazione” – 1475 olio e tempera su tavola (Uffizi) “San Giovanni”-1513 olio su tavola noce (Louvre) “Madonna del Garofano”– 1473 olio su tavola (Monaco). L’opera “Bacco” – 1515 fu la prima ad essere trasportata successivamente su tela e poi…. non dimentichiamo l’opera icona di Leonardo ! la “Monna Lisa”– 1503 olio su tavola di pioppo.
—Lo sapete che la metà sinistra del viso della Gioconda sembra più seria e attempata, mentre la metà destra più giovanile e sorridente ? –
Il quadro, di piccole dimensioni 77×53, è per Leonardo un esercizio di stile, ci lavora e apporta continue modifiche per almeno dieci anni. Lo porta con sè in tutti i suoi viaggi fino alla sua ultima dimora ad Amboise. (Le chateaux d’Amboise è un luogo affascinante, l’ho visitato personalmente, lascia indelebili ricordi, nel vasto giardino sono disseminate tutte le costruzioni di Leonardo in grandezza naturale…) Quindi sfatiamo la leggenda che la proprietà è italiana… Non fu mai portata via dall’Italia da Napoleone come qualcuno ricorda ma Leonardo la vendette a Francesco I e l sua casa fu da sempre in Francia, tranne che per un periodo. Nel 1911 un impiegato italiano del Louvre la rubò e la tenne sotto il suo letto dicono, o appesa in cucina per due anni, fu recuperata durante un suo tentativo di venderla. Fu coinvolto in questo furto anche Pablo Picasso, sospettato perché faceva parte di un movimento d’avanguardia “i futuristi” che inneggiavano in quel periodo alla distruzione delle opere passate sia dalle biblioteche che dai musei.
La committenza di ritratti delle mogli, per i ricchi borghesi del ‘500 sono un’affermazione del proprio status sociale, anche ritratti di coppia in occasione di matrimoni o nuova abitazione, e la Gioconda è considerata tale, pare che dovrebbe essere la terza moglie di un illustre mercante di stoffe, da cui il nome (Francesco del Giocondo). Altre ipotesi lo considerano un autoritratto di Leonardo e si presume la sua omosessualità, altre teorie portano a credere che fosse la madre del pittore, insomma un mistero!

La presunta modella, Lisa Gherardini, probabilmente posò senza veli per l’allievo di Leonardo, Giacomo Caprotti detto Salaino, la “Monna Vanna” – o Gioconda Nuda.
Mentre un altro allievo, Francesco Melzi, realizzò un copia della Gioconda, a olio su tavola di noce, come consigliava Leonardo, quasi tutte le sue opere sono su noce, e si trova al Museo del Prado a Madrid.
Nell’antichità l’arte non era fine a se stessa, ogni opera doveva contenere un messaggio preciso e Leonardo incluse in ogni sua opera un vero e proprio codice che non ha nulla a che vedere con il thriller di Dan Brown, solo concettualmente fa intendere che solo una particolare lettura di decodifica, da parte di chi ha le giuste informazioni, è possibile. Da Vinci ha riposto nella Gioconda tutte le sue conoscenze, la sua visione concettuale, la percezione del divino, lo hanno portato ad accurate elaborazioni, codici e calcoli matematici criptografati.
La geometria e i rapporti numerici sulle sue opere lasciano tracce e informazioni ben precise della sua visione delle cose e la insegna ai posteri in maniera unica. Per lui la formula universale “esercitarsi per crescere” era alla base di tutto, solo giocando o ricercando in continuazione si trova quello che si cerca. Infatti è solo grazie alla sua mente illuminata che ha cercato il nome (Gioconda/giocando) appositamente per dare suggerimenti e significati profondi, formare regole e dettare leggi universali su cui riesce ad erigere una vera e propria cattedrale geometrica all’interno del dipinto.

Il triangolo della perfezione, i cerchi, il quadrato la cui linea superiore definisce la linea dell’orizzonte in cui l’occhio, o meglio, la pupilla viene attraversata , esprime due differenti interessi (fisico e concettuale). E’ l’opera più ermetica di Leonardo in cui tutti i significati criptati compongono una costruzione logico- matematica e geometrica impressionante che conducono a un Codice Universale di verità. (Codice Universale di Vasile Droj -2006) Consigliato.
Leonardo non creava i colori sulla tavolozza ma li riproduceva direttamente sul dipinto, ripetendo strati multipli, sottilissimi e diversi. E’ l’occhio dell’osservatore a combinare la mistura finale. Questo lo si era dedotto dai suoi appunti, e poi appurato e ufficializzato nel 2007. Per lui i colori sono sei, il resto è conseguenza. Ci tramanda una serie di osservazioni dal suo – trattato della pittura – : “I semplici colori sono sei, de’ i quali il primo è bianco, benché alcuni filosofi non accettino né il bianco né il nero nel numero dei colori, perché l’uno è causa dei colori, l’altro ne è privazione. Ma pure, perché il pittore non può far senza questi …. e diremo il bianco essere il primo, il giallo il secondo, il verde il terzo, l’azzurro il quarto, il rosso il quinto, il nero il sesto. Se vuoi con brevità vedere le varietà di tutti i colori composti, prendi de’ vetri coloriti e per quelli guarda tutti i colori della campagna che dopo quelli si veggono, essere tutte miste col colore del predetto vetro, e vedrai qual sia il colore che con il mistione s’acconci o guasti. …”
Genio indiscusso, grande osservatore della natura e sperimentatore considera la pittura una scienza.

casa degli Atellani
A Milano, dove lui ha lasciato traccia e vissuto per un periodo, si può effettuare una visita guidata singolare, alla Vigna di Leonardo, luogo affascinante in centro città presso il giardino nascosto di Casa degli Atellani. (vicino a Santa Maria delle Grazie). Fu riaperta al pubblico con Expo 2015. La vigna di oltre 8000 mq è antica, ve n’è traccia dal 1498, gli è stata donata da Ludovico il Moro come omaggio alle sue opere milanesi sapendo che la famiglia del pittore ne possedeva molte in Toscana, l’intenzione era di farlo sentire a casa mentre lavorava alla realizzazione del celebre “monumento equestre per Francesco Sforza, il Cenacolo e la Vergine delle Rocce. E’ l’unica vigna al mondo in un centro metropolitano. DA VEDERE...

Articolo molto interessante! Leonardo è una magia per me!
Leonardo ha fatto tante cose,e quindi per certi versi un genio …
Articolo veramente interessante,una scrittura piacevole e di vero spessore critico….complimenti!
grazie infinite Orazio !
Leonardo il Genio.
Se si pensa a lui lo si associa alla Gioconda.
Se si pensa alla Gioconda, si ricorda il suo sorriso enigmatico e si tende dare al quadro un senso di mistero e attribuire al dipinto una serie di significati.
Per me il Genio di Leonardo nn sta nelle fantasticherie del dipinto, ma nella perfezione della tecnica, l’uso del chiaroscuro sul viso di Monnalisa con le diverse variazioni della superficie.
Donna nn bellissima, ma perfetta nella sua imperfezione.
E che dire del paesaggio alle sue spalle….perfino l’aria sembra avere forma
La Gioconda per me rappresenta una Donna che si compiace di se e della natura che la circonda..
La Gioconda è diventata l’opera più conosciuta di Da Vinci, perché tanto se n’è parlato ma gli studi che comprovano pertinenze con la geometria, la matematica e concetti sulla visione del mondo sono un dato di fatto,non sono fantasticherie. Sicuramente aver lavorato ripetutamente sulla tavola ha dato vita ad un espressione ambigua dai risvolti misteriosi. Mi piace e condivido ciò che affermi:
una donna non bella ma perfetta che si compiace di se e del creato. Direi si tratta di un messaggio profondo all’umanità. Grazie !